L’Avv. Sabrina Demartis ha ottenuto una significativa pronuncia assolutoria dinanzi al Giudice di Pace di Varese – Sezione penale -, in un procedimento avente ad oggetto l’accusa di percosse ai sensi dell’art. 581 c.p., contestata nell’ambito di un acceso contrasto insorto all’interno di un esercizio commerciale.
All’esito dell’istruttoria dibattimentale, il Giudice di Pace ha pronunciato assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste, rilevando l’insufficienza e l’inattendibilità del compendio probatorio posto a fondamento dell’accusa.
L’inattendibilità della ricostruzione accusatoria: la responsabilità penale dell’imputata era fondata esclusivamente sulle dichiarazioni della persona offesa e sul racconto di un prossimo congiunto. Il Giudice ha tuttavia evidenziato come tali dichiarazioni fossero prive di conferme esterne indipendenti, presentasseromargini di incertezza su elementi rilevanti della dinamica e dovessero essere valutate con particolare rigore critico, anche alla luce del rapporto familiare tra i testimoni.
In particolare, la testimonianza della persona offesa è stata ritenuta non pienamente affidabile, anche per la presenza di imprecisioni su aspetti essenziali dell’episodio descritto.
Analogamente, la deposizione del familiare non è stata considerata fonte autonoma di prova, ma piuttosto un riflesso del racconto della stessa persona offesa.
Assenza di riscontri oggettivi e documentali: ulteriore elemento valorizzato nella motivazione della sentenza è stato l’assenza totale di riscontri materiali compatibili con la violenza denunciata.
Tali circostanze hanno inciso in modo determinante sulla valutazione complessiva della credibilità dell’impianto accusatorio.
La ricostruzione difensiva ritenuta coerente e plausibile: la versione fornita dall’imputata, sin dall’inizio del procedimento, è stata ritenuta coerente e logicamente compatibile con il contesto in cui si era verificato l’episodio.
La sentenza ribadisce un principio fondamentale del processo penale: in assenza di riscontri oggettivi esterni alle dichiarazioni accusatorie, il dubbio sulla ricostruzione dei fatti deve essere risolto a favore dell’imputato.
Nel caso di specie, il contrasto tra le versioni delle parti, unito alla mancanza di prove indipendenti, ha impedito di raggiungere la soglia probatoria richiesta per una pronuncia di condanna oltre ogni ragionevole dubbio.
Alla luce di tali elementi, il Giudice di Pace di Varese ha pronunciato sentenza di assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste.
La decisione rappresenta un importante riconoscimento dell’efficacia della strategia difensiva adottata e conferma la centralità del principio di presunzione di innocenza nei procedimenti per reati contro la persona fondati esclusivamente su dichiarazioni contrapposte.

